Wimbledon 2026, Binaghi: “Quando entra in campo il vero Sinner sembra di vedere un altro sport”
Il vero Jannik Sinner si palesa nel momento più importante dell’edizione 2026 di Wimbledon e regala all’Italia la finale Slam n. 15 nel singolare maschile grazie al triplice 6-4 ai danni di Novak Djokovic, prestazione esaltata dal presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel Angelo Binaghi ai microfoni di SuperTennis.
Wimbledon 2026, Sinner regala la finale Slam n. 15 all’Italia: tutti i precedenti
Binaghi ritiene che il vero Sinner faccia un altro sport
Ecco le parole del cagliaritano: “Abbiamo visto il Sinner che conosciamo. Quando entra in campo questo Jannik sembra di vedere un altro sport. La sua è un’altra dimensione, gioca con un’altra sicurezza, un altro approccio e anche un’altra professionalità complessivamente nella gestione del match. Avevo paura che il match diventasse molto più complicato. Tra l’altro secondo me Djokovic ha iniziato alla grande con l’approccio giusto, lo stato d’animo giusto, era ben centrato in palla, ma Jannik riesce sempre ad alzare il livello nei momenti giusti, tanto che non so se nei primi turni al momento buono, anziché chiudere il match, indugi un po’ a cercare di rifinire gli ultimi aspetti che magari gli possano servire per i match più importanti. Credo che i grandi campioni debbano amministrarsi, e lui lo fa molto bene”.
Wimbledon 2026, finale: analisi e precedenti di Sinner-Zverev
Il bilancio degli italiani a Wimbledon 2026 secondo Binaghi
Binaghi estende, poi, il ragionamento sul periodo d’oro del tennis italiano agli altri esponenti che si sono fatti valere sull’erba londinese: “Berrettini ha confermato di esserci, di amare questa superficie, di essere un giocatore vincente, ancora di grandi prospettive che può servire molto al tennis italiano e alla squadra di Coppa Davis che a Bologna dovrà difendere per la terza volta il titolo mondiale. Credo che se non avesse perso quel primo set con Dimitrov, visto anche come si era aperto il tabellone, magari oggi staremo parlando anche di storie differenti, però non si può avere tutto. La qualità e la quantità di giocatori di alto livello ci permette di essere protagonisti fino in fondo in tutti i tornei dello Slam, in tutti i più grandi tornei del mondo e ci permette anche di dimenticarci che abbiamo dei grandissimi giocatori che hanno delle defaillance fisiche come Lorenzo Musetti, che è uno dei nostri giocatori più forti e facciamo il tifo perché rientri più forti di prima nel più breve tempo possibile, o Mattia Bellucci che sull’erba avrebbe potuto fare un grande torneo. Pensate che dramma che sarebbe stato dieci o quindici anni fa se un italiano numero 15 del mondo italiano non avesse potuto giocare uno Slam. Oggi non ce ne accorgiamo neanche, perché siamo un grandissimo squadrone, abbiamo una generazione di ragazzi e ragazze irripetibili dentro e fuori dal campo. La nostra è stata una crescita graduale, e questo la rende più forte. Ci dà anche molte più prospettive perché significa che è una conquista strutturale e ci fa ben sperare che in un periodo ancora più lungo il tennis italiano possa mantenere un livello altissimo al quale non siamo stati abituati in tutta la storia del nostro tennis“