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Wimbledon 2026, Bolelli e Vavassori difendono il doppio: “Non viene valorizzato abbastanza”

La proposta dell’ATP di ridurre l’importanza del doppio dal 2028 trova la ferma opposizione di Simone Bolelli e Andrea Vavassori
Simone Bolelli e Andrea Vavassori
Simone Bolelli e Andrea Vavassori (Getty Images)

Reduci dall’aver raggiunto per la prima volta gli ottavi di Wimbledon da quando fanno coppia fissa nel circuito, Simone Bolelli e Andrea Vavassori parlano dell’iniziativa dell’ATP di dimezzare dal 2028 i tabelloni del doppio maschile, oltre a tagliare i montepremi per dare maggiore priorità ai singolaristi.

Il punto di vista di Vavassori sulla decisione dell’ATP

Ecco le parole del piemontese riportate da Eurosport: “È una situazione in evoluzione. Io faccio parte del Player Council e, in teoria, il meccanismo ATP prevede che il Council riceva certe informazioni prima degli altri giocatori. Il nostro compito, poi, è anche quello di informare e rappresentare gli altri, non solo una categoria specifica, ma chiaramente chi gioca il doppio ha un interesse diretto a far sentire la propria voce nel modo migliore possibile. Per questo, insieme ad altri, ho organizzato qui a Wimbledon una riunione tra doppisti. La cosa che mi ha fatto più piacere è che, in pochissime ore, si sono presentati quasi cinquanta giocatori. È stato molto bello vedere questa unità d’intenti. Di certe ipotesi si parlava già da un po’, noi avevamo provato a confrontarci, e in quella riunione è emersa con forza una convinzione condivisa: non possiamo accettare una svalutazione del doppio come disciplina. Se svaluti completamente una specialità, svaluti anche il valore di chi la pratica. E da lì possono derivare conseguenze ulteriori, magari non subito ma tra un paio d’anni: oggi si riduce il valore del doppio, domani qualcuno potrebbe chiedersi perché tenere un tabellone da 32 coppie, e così via. In qualsiasi ambito, anche nel business, se accetti di essere svalutato è come se stessi dicendo che in fondo non vali quello che stai ricevendo o quello che rappresenti. Per questo, secondo me, il tema è molto serio. Ho parlato anche con i fratelli Bryan, che vent’anni fa avevano già combattuto per il doppio ed erano stati fondamentali. È un peccato che questa battaglia torni ciclicamente. Mi sono confrontato anche con altri sostenitori della specialità: avere l’appoggio di leggende che hanno contribuito a valorizzare il doppio sarà importante”.

Bolelli si focalizza sul rapporto tra singolare e doppio

Questo, invece, il punto di vista del romagnolo: “Secondo me è proprio sbagliato continuare a fare il paragone tra doppio e singolare. Sempre e solo doppio contro singolo. Ma il tennis è uno solo. Poi uno può scegliere di giocare il singolare, il doppio o entrambe le cose: fa parte della stessa disciplina. Il doppio è sempre stato parte del tennis. Lo è alle Olimpiadi, lo è nelle competizioni a squadre, lo è nella storia di questo sport. Quindi non capisco perché si debba continuare a ragionare come se fossero due mondi separati o addirittura in contrapposizione”.