Mondiali

Corea-Giappone 2002: il torneo delle sorprese e delle polemiche

Dall'arbitraggio di Moreno che costò l'eliminazione dell'Italia ai miracoli sportivi di tante squadre, fino alla consacrazione del Fenomeno Ronaldo: la cronistoria di uno dei Mondiali già controversi di sempre
Mark Iuliano, Christian Vieri e Paolo Maldini inveiscono contro l'arbitro Byron Moreno (Getty Images)

Il Mondiale del 2002, organizzato congiuntamente da Corea del Sud e Giappone, rappresentò uno degli eventi più anomali e controversi nella storia del calcio moderno. Fu la prima edizione disputata in Asia e la prima ospitata da due Paesi differenti, simbolo di un calcio ormai definitivamente globalizzato e proiettato verso nuovi mercati. Tra stadi futuristici, orari insoliti per il pubblico europeo e una gestione arbitrale spesso discutibile, il torneo finì rapidamente per trasformarsi in una miscela esplosiva di sorprese sportive e polemiche feroci. E accanto all’eliminazione precoce di molte potenze tradizionali come l’Italia, vittima di uno scippo quasi senza precedenti, emersero outsider inattese come Turchia, Senegal e soprattutto la padrona di casa Corea del Sud, trascinata da un incredibile entusiasmo. Un Mondiale caotico, imprevedibile e ancora oggi profondamente divisivo.

Il percorso dell’Italia

L’Italia di Giovanni Trapattoni arrivò in Asia con enormi aspettative, forte di una rosa ricchissima di talento che comprendeva campioni Totti, Del Piero, Vieri, Nesta, Maldini, Cannavaro e Buffon. Il cammino degli azzurri iniziò con il successo per 2-0 contro l’Ecuador grazie a una doppietta di Christian Vieri, ma già nella seconda partita emersero tensioni e difficoltà inattese. Contro la Croazia arrivò una sconfitta per 2-1 segnata da un gol regolare annullato a Tommasi e da diverse decisioni arbitrali contestate. Il pareggio per 1-1 contro il Messico, firmato da Del Piero, consentì comunque all’Italia di qualificarsi agli ottavi. Nonostante un gioco spesso troppo attendista e poco brillante, la sensazione diffusa era che gli azzurri avessero ancora margini enormi per crescere nella fase a eliminazione diretta. Ma poi, un disastro tutt’altro che annunciato si materializzò anche e soprattutto a causa di fattori esterni.

La fatal Corea e i disastri di Moreno

L’ottavo di finale contro la Corea del Sud divenne una delle partite più discusse della storia dei Mondiali. A Daejeon, l’Italia passò in vantaggio con Vieri e sembrò a lungo controllare la gara, anche grazie a un rigore parato da Buffon su Ahn Jung-hwan. Con il passare dei minuti però la direzione dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno assunse contorni sempre più surreali. Tommasi si vide annullare nel supplementare un golden goal regolarissimo per un fuorigioco inesistente, mentre Totti venne espulso per simulazione dopo un contatto in area. Poco dopo arrivò il colpo definitivo: Ahn segnò il golden goal del 2-1 eliminando gli azzurri. Le immagini di quella partita fecero il giro del mondo, trasformando Moreno nel simbolo delle polemiche arbitrali del torneo e lasciando in Italia un senso di rabbia mai realmente svanito.

Le sorprese del torneo

Il Mondiale asiatico fu però anche il torneo delle outsider. La Francia campione del mondo e d’Europa uscì clamorosamente al primo turno senza segnare neppure un gol, mentre l’Argentina venne eliminata in un girone equilibratissimo con Inghilterra, Svezia e Nigeria. Il Senegal, all’esordio assoluto in un Mondiale, aprì la competizione battendo proprio i francesi grazie alla rete di Papa Bouba Diop e raggiunse incredibilmente i quarti di finale. Straordinario anche il percorso della Turchia di Hakan Sukur e Rustu Recber, capace di chiudere al terzo posto. Ma la vera favola fu quella della Corea del Sud guidata da Guus Hiddink: sospinta da uno straordinario entusiasmo popolare e da un atletismo a tratti perfino feroce, la nazionale asiatica arrivò fino alle semifinali eliminando prima Italia e poi Spagna in un’altra partita segnata da polemiche arbitrali pesantissime.

La finale

La finale del 30 giugno 2002 a Yokohama vide affrontarsi Brasile e Germania, due giganti del calcio mondiale arrivati all’ultimo atto con percorsi molto differenti. I tedeschi di Rudi Voller avevano costruito la loro corsa come al solito su solidità e organizzazione, trascinati dai gol di Miroslav Klose e dalle parate monumentali di Oliver Kahn. Il Brasile invece aveva ritrovato il proprio calcio offensivo grazie al talento del “trio R”: Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho. Dopo un primo tempo equilibrato, fu proprio Ronaldo a spezzare la partita nella ripresa approfittando di un raro errore di Kahn e firmando poi anche il definitivo 2-0. Per il Fenomeno significò la definitiva consacrazione dopo il dramma fisico e psicologico vissuto quattro anni prima in Francia. Il Brasile conquistò così il quinto (e attualmente ultimo) titolo mondiale della propria storia, chiudendo uno dei Mondiali più strani, discussi e imprevedibili di sempre.