Mondiali

Panama, determinazione totale: organizzazione e cuore

Adalberto Carrasquilla e Cecilio Waterman di Panama (Getty Images)

Panama si presenta alla Coppa del Mondo 2026 con la consapevolezza di vivere uno dei momenti più importanti della propria storia calcistica. Dopo l’esordio assoluto del 2018 in Russia, concluso con tre sconfitte ma anche con l’emozione del primo storico gol mondiale contro l’Inghilterra, la selezione centroamericana è riuscita a qualificarsi nuovamente alla fase finale confermando la crescita costante dell’intero movimento. La nazionale guidata da Thomas Christiansen arriva al torneo nordamericano con meno pressione rispetto alle grandi potenze continentali, ma con una struttura tattica ormai consolidata e con la sensazione di poter essere una delle outsider più fastidiose dell’area CONCACAF.

Il momento della squadra

Il percorso intrapreso dopo il Mondiale del 2018 ha permesso alla selezione canalera di costruire una nuova identità tecnica senza perdere l’intensità e l’aggressività che storicamente ne hanno caratterizzato il gioco. Il cammino di qualificazione al Mondiale è stato inoltre estremamente solido e ha certificato la bontà del lavoro svolto negli ultimi anni da Christiansen. Panama ha chiuso imbattuta entrambe le fasi del percorso CONCACAF, conquistando la qualificazione diretta con ampio margine. Determinante è stato il successo ottenuto in Guatemala nel novembre 2025, vittoria che ha definitivamente blindato il primo posto del girone e permesso ai panamensi di staccare il pass per il torneo. E anche nelle recenti competizioni continentali la selezione centroamericana ha dimostrato di poter competere con continuità ad alti livelli, arrivando fino alle fasi finali della Gold Cup e della Nations League CONCACAF. L’impressione generale, in sintesi, è quella di una squadra molto più matura rispetto a quella vista in Russia otto anni fa.

Il commissario tecnico e le idee di gioco

Alla guida di Panama c’è ancora Thomas Christiansen, tecnico danese-spagnolo diventato ormai il vero architetto della crescita recente della nazionale. Arrivato sulla panchina della selezione nel 2020, l’ex allenatore di Leeds e Union Saint-Gilloise ha dato rapidamente una struttura tattica precisa alla squadra, puntando su organizzazione difensiva, intensità senza palla e verticalità immediata nelle transizioni. Il sistema più utilizzato resta il 4-2-3-1, anche se Panama sa trasformarsi facilmente in un 4-4-2 più compatto nelle fasi difensive oppure abbassare uno dei mediani per costruire a tre in impostazione. Christiansen ha lavorato soprattutto sulla compattezza del blocco squadra e sulla rapidità delle ripartenze, cercando di valorizzare al massimo le caratteristiche atletiche e dinamiche dei suoi interpreti offensivi. La squadra raramente domina il possesso contro avversari superiori tecnicamente, ma ha imparato a restare corta, aggressiva e molto difficile da affrontare quando il campo si apre.

I giocatori chiave

Il principale punto di riferimento tecnico della nazionale è senza dubbio Adalberto Carrasquilla, centrocampista degli UNAM Pumas e ormai leader assoluto della manovra panamense.Attorno a lui ruota gran parte della costruzione offensiva di Panama. Grande importanza continua ad avere anche il capitano Aníbal Godoy, autentico leader emotivo della squadra e uomo simbolo del gruppo. Nonostante l’età avanzata, il centrocampista del San Diego FC resta fondamentale. In difesa spiccano invece Amir Murillo e Andrés Andrade, elementi fondamentali per solidità ed esperienza internazionale. Murillo, protagonista in Europa con il Beşiktaş, garantisce in particolare spinta e aggressività sulla corsia destra. In avanti attenzione soprattutto a Ismael Díaz e Cecilio Waterman, attaccanti rapidi e molto pericolosi negli spazi.

Punti di forza e debolezze

La principale qualità di Panama resta la compattezza collettiva, un’unità che si percepisce sul piano sia tecnico che soprattutto mentale e che ha permesso al gruppo di sviluppare e una forte identità. Restano però alcuni limiti strutturali evidenti: Panama fatica ancora molto quando è costretta a gestire il possesso per lunghi tratti e contro avversari tecnicamente superiori rischia di soffrire soprattutto nella circolazione difensiva. E anche il peso offensivo complessivo non è ovviamente paragonabile a quello delle grandi nazionali del torneo: manca infatti un centravanti realmente dominante a livello internazionale e spesso la produzione offensiva dipende solo dalle accelerazioni di Carrasquilla o dalle transizioni rapide sugli esterni.

Probabile formazione

PANAMA (4-2-3-1): Mosquera; Murillo, Andrade, Córdoba, Davis; Godoy, Carrasquilla; Bárcenas, Martínez, Díaz; Waterman. Ct: Thomas Christiansen.

La storia ai Mondiali

Quella del 2026 sarà soltanto la seconda partecipazione mondiale nella storia di Panama. L’esordio assoluto arrivò nel 2018 in Russia, torneo chiuso all’ultimo posto nel girone dopo le sconfitte contro Belgio, Inghilterra e Tunisia. Nonostante i risultati negativi, quella spedizione rappresentò comunque un evento storico per tutto il movimento calcistico panamense, capace finalmente di raggiungere il più grande palcoscenico internazionale.

Obiettivo Mondiale 2026

Panama arriva al Mondiale senza la pressione delle grandi favorite, ma con l’ambizione concreta di essere molto più competitiva rispetto al 2018. L’obiettivo minimo sarà naturalmente quello di dire la propria anche contro avversari di prima fascia. Il gruppo L, con Inghilterra, Croazia e Ghana è però certamente molto complicato: pretendere il passaggio del turno sarebbe insensato, ma potrebbero magari arrivare i primi storici punti nella manifestazione, traguardo che premierebbe un movimento che sta lavorando con una visione d’insieme molto positiva.