Roger Milla 1990: il Camerun che fece tremare il mondo
Il 1990 segnò lo spartiacque definitivo per il calcio africano. Se sedici anni prima lo Zaire si era presentato in Germania in un contesto tragico — con i giocatori terrorizzati dalle minacce del dittatore Mobutu — il Camerun di Italia ’90 scelse di presentarsi al mondo con il sorriso e la forza della spensieratezza. Eppure, le premesse non erano delle migliori: un ritiro balcanico terminato con una sconfitta contro una rappresentativa giovanile, un preparatore atletico da 120 chili e un allenatore siberiano, Valeri Nepomniaschi, che non parlava una parola di francese e comunicava tramite un ex autista d’ambasciata. In questo clima surreale, l’8 giugno a San Siro, i “Leoni Indomabili” affrontarono l’Argentina campione in carica nella gara inaugurale.
Camerun-Argentina, shock a San Siro
Contro ogni pronostico, nonostante l’espulsione di Kana-Biyik al 61′, accadde l’inimmaginabile: sei minuti dopo, infatti, il futuro attaccante della Sampdoria Francois Omam-Biyik saltò più in alto di tutti su un pallone vagante, “galleggiando” nell’aria prima di schiacciare in rete, complice un’incertezza di Pumpido. Il Camerun, pur finendo in nove uomini per un intervento “killer” di Massing su Caniggia, difese il vantaggio fino al fischio finale. Fu il primo elettroshock del torneo: la Cenerentola del girone fece piangere un certo Diego Armando Maradona…
Camerun, Milla lo ‘spaccapartite’
Il vero volto di quella favola fu però Roger Milla. A 38 anni, l’attaccante si era già ritirato nell’isola di Riunione, ma fu convinto a tornare in nazionale dal Presidente Paul Biya in persona. Milla divenne l’arma segreta, un moderno “spaccapartite” gettato nella mischia a gara in corso per scardinare le difese stanche. La sua doppietta alla Romania garantì la qualificazione agli ottavi, celebrata con l’ormai iconica danza Makossa nei pressi della bandierina. Ma il capolavoro arrivò a Napoli contro la Colombia: Milla sradicò il pallone dai piedi dell’eccentrico portiere Higuita, uscito in un folle dribbling fuori area, e insaccò a porta vuota portando, per la prima volta nella storia, un’africana ai quarti di finale.
Il sogno infranto del Camerun
Il cammino si interruppe ai quarti contro l’Inghilterra, in una sfida epica allo stadio San Paolo. Avanti 2-1 grazie alle giocate di Milla e al gol di Ekeke, il Camerun accarezzò la semifinale prima che l’esperienza di Lineker e il genio di Gascoigne ribaltassero il risultato sul 3-2 finale ai supplementari. Nonostante l’eliminazione, i Leoni vennero eletti a vincitori “morali” della competizione. Il loro impatto fu tale da ispirare generazioni future: tra i pali brillava Thomas N’Kono, il portiere “mago” capace di ipnotizzare gli avversari. Tra i telespettatori ammaliati c’era un dodicenne di Carrara, Gianluigi Buffon, che dopo aver visto i suoi balzi felini decise di diventare portiere, arrivando anni dopo a chiamare il suo primogenito Thomas in onore del suo idolo camerunense.
Il lascito eterno del Camerun
A differenza del Senegal del 2002, composto da professionisti già affermati in Europa, quel Camerun era un collettivo composto quasi esclusivamente da calciatori dilettanti. Roger Milla avrebbe poi esteso il suo mito a USA ’94, segnando a 42 anni contro la Russia e diventando il marcatore più anziano della storia dei Mondiali. Ma quell’estate italiana non fu solo sport: fu il momento in cui l’Europa iniziò a guardare l’Africa con occhi diversi, scoprendo che dietro il folklore si nascondeva un talento pronto a dominare il mondo. Una meteora dalla luce così potente da restare, ancora oggi, incisa nel firmamento del calcio.