Mondiali 2026, Ancelotti nella bufera: in Brasile scoppia la polemica
Aspettative altissime come sempre, anche un pareggio contro una semifinalista della scorsa edizione può diventare un problema se alleni il Brasile. Lo sa bene Carlo Ancelotti, che con la Selecao nella prima gara dei Mondiali 2026 si è dovuto accontentare di un pareggio contro il Marocco. Ed è proprio questo il problema: accontentarsi. Una parola che se si parla di calcio in Brasile è assolutamente bandita.
Poca pazienza
Poca pazienza e tanta voglia di vincere, non solo una partita ma direttamente i Mondiali 2026. C’è fame di calcio e di successo in Brasile, dove la Coppa del Mondo manca ormai da ventiquattro anni. Si tratta dell’attesa più lunga dal primo titolo in poi, alla pari con il periodo tra Messico 1970 e USA 1994. Ancora Stati Uniti, ancora ventiquattro anni: anche i numeri sembrano voler gridare la voglia di successo che circonda la squadra di Ancelotti. Che predica calma a un popolo che di calma non ne ha più e che già mette nel mirino diverse scelte fatte dal ct italiano.
Scoppia la polemica
Prima dei Mondiali 2026 il problema sembrava essere la non convocazione di Neymar, poi puntualmente arrivata per la gioia di un popolo intero anche se non manca in Brasile chi sostiene sia stata esclusivamente una scelta politica. Comunque la si guardi, ora il problema non si chiama più Neymar ma Endrick. Al centro della bufera sono finite infatti le scelte di Ancelotti, che ha tenuto in panchina il diciannovenne del Lione e che si è trovato ora una lunga serie di messaggi pubblici più o meno teneri con un’unica richiesta: schierare Endrick. Che si è ritrovato a essere l’immagine suo malgrado della potenziale rivolta, che si articola su tre domande: perché Paquetá in fascia e non un laterale come Luiz Henrique o Rayan? Perché Igor Thiago invece di Cunha o Endrick? Perché neanche un minuto per Endrick? Il tempo per le risposte scarseggia: già la gara contro Haiti sarà decisiva per scoprire il verdetto del tribunale del popolo. In attesa, ovviamente, dell’unico giudice: il campo, possibilmente a fine competizione.