Serie A, il pagellone 2025/26: Como da 10, bocciature eccellenti
Il campionato di Serie A 2025/26 va in archivio consegnando alla storia della contesa nazionale verdetti polarizzanti, figli di una stagione a tratti frenetica e rivoluzionaria. Al vertice si staglia la cavalcata solitaria dell’Inter, capace di assorbire l’addio estivo di Simone Inzaghi e di rifondarsi sotto la guida tecnica di Cristian Chivu, dominando il torneo con una maturità tattica e una qualità di rosa indiscutibili. Ma la vera copertina romantica e programmatica dell’anno spetta di diritto al Como di Cesc Fàbregas: una neopromossa capace di centrare un quarto posto storico, regalando alla sponda lariana una pazzesca qualificazione in Champions League a soli due anni dall’addio alla cadetteria.
Di contro, la sponda nobile del calcio italiano vive una crisi d’identità senza precedenti: per la prima volta nella storia del torneo, la massima competizione continentale non vedrà ai blocchi di partenza né la Juventus né il Milan, entrambe naufragate tra scelte di mercato discutibili, avvicendamenti in panchina infruttuosi e una carenza strutturale di energie nel momento cruciale della stagione. Tra exploit di provincia stabili (Sassuolo e Udinese) e dolorosi passaggi a vuoto istituzionali (Fiorentina e Lazio), analizziamo nel dettaglio il rendimento, le aspettative e le risultanze delle venti protagoniste del nostro calcio.
ATALANTA — Voto: 6,5
Una stagione vissuta pericolosamente sulle montagne russe per gli orobici. Il traumatico addio a Gian Piero Gasperini ha aperto una faglia tecnica complessa, acuita dalla scelta iniziale di affidare la panchina a Ivan Juric, rivelatasi fallimentare e interrotta a novembre. L’arrivo di Raffaele Palladino ha ricomposto i cocci di un ambiente destabilizzato, raddrizzando la rotta e portando la squadra fino al settimo posto finale, valevole per la qualificazione in Conference League. Sebbene il ridimensionamento europeo lasci un retrogusto amaro a Bergamo, l’Atalanta ha dimostrato carattere nel salvare il salvabile, confermandosi per la nona volta nelle ultime dieci stagioni nel tabellone delle coppe continentali.
BOLOGNA — Voto: 5,5
Dopo i fasti della passata stagione, l’annata del Bologna si è tinta di un chiaroscuro deprimente. La gestione di Vincenzo Italiano ha risentito della fatica strutturale e della perdita di brillantezza nei momenti chiave. È mancato soprattutto il fortino delle mura amiche, dove i rossoblù hanno smarrito troppi punti contro avversarie di seconda fascia, chiudendo all’ottavo posto e fuori dall’Europa. Gli acquisti estivi non hanno inciso secondo le attese e il percorso di crescita ha subìto una brusca frenata, malgrado una reazione d’orgoglio nel finale di torneo.
CAGLIARI — Voto: 7
Un autentico capolavoro di gestione e programmazione. All’esordio assoluto nella massima serie, Fabio Pisacane ha guidato i sardi a una salvezza tranquilla, ottenuta addirittura con un turno d’anticipo. Le premesse erano tutt’altro che felici, specialmente dopo il grave infortunio al legamento crociato occorso subito al “Gallo” Belotti. Il tecnico, attingendo a piene mani dal serbatoio del settore giovanile, ha plasmato una squadra propositiva e coraggiosa, capace di regalarsi scalpi storici contro Milan, Roma e Juventus.
COMO — Voto: 10
L’impresa epica che riscrive le geografie del calcio italiano. Il Como di Cesc Fàbregas firma un capolavoro assoluto, centrando uno straordinario quarto posto che vale lo sbarco in Champions League. Sostenuti da una proprietà lungimirante e dal monumentale lavoro di scouting, i lariani hanno espresso un calcio moderno, coraggioso e privo di timori reverenziali, certificato dalla memorabile doppia vittoria sulla Juventus. Una rosa infarcita di giovani talenti internazionali che ha capitalizzato al massimo i passaggi a vuoto delle grandi storiche.
CREMONESE — Voto: 4,5
Un suicidio sportivo consumato in un girone di ritorno catastrofico. La Cremonese ha dilapidato un avvio di campionato brillante e un discreto margine di sicurezza costruito grazie a un nucleo di elementi esperti. L’esonero tardivo di Davide Nicola e la successiva, infelice scelta di affidarsi a Marco Giampaolo hanno accelerato il declino tecnico. Passare dallo storico successo esterno di San Siro contro il Milan alla pesante batosta interna per 1-4 contro il Como all’ultima giornata fotografa perfettamente l’involuzione di una squadra che ha smarrito la propria anima tecnica.
FIORENTINA — Voto: 5
Stagione orribile e colma di tormenti per la compagine viola. L’esperimento tattico guidato da Stefano Pioli si è rivelato un fallimento totale, trascinando la squadra nei bassifondi della classifica con lo spettro della retrocessione addosso per lunghi mesi. L’addio societario del presidente Commisso a gennaio ha ulteriormente appesantito l’atmosfera. Solo l’arrivo dell’esperienza dirigenziale di Paratici e i correttivi apportati in panchina da Paolo Vanoli hanno evitato il dramma sportivo, blindando un mediocre quattordicesimo posto che svalorizza una rosa dal potenziale ben più elevato.
GENOA — Voto: 6,5
Un’annata estremamente solida, nata sotto i peggiori auspici e raddrizzata con grande intelligenza. Chiuso dopo sole dieci giornate il deludente capitolo legato a Patrick Vieira, il Grifone ha trovato in Daniele De Rossi l’uomo della provvidenza. L’empatia tra il tecnico romano e la caldissima piazza di Marassi è scattata immediatamente: DDR ha registrato la difesa, rivitalizzato l’attacco e condotto i liguri a un torneo di assoluta tranquillità a metà graduatoria.
INTER — Voto: 9,5
I campioni d’Italia legittimano una superiorità imbarazzante entro i confini nazionali. Nonostante i dubbi estivi legati alla successione di Inzaghi e una partenza rallentata, l’Inter ha innestato le marce alte grazie alla straordinaria gestione di Cristian Chivu, bravissimo nel compattare il gruppo e valorizzare i nuovi innesti come Akanji. Il trionfo in Serie A, impreziosito dalla conquista della Coppa Italia, cancella la delusione per un percorso europeo sotto le aspettative.
JUVENTUS — Voto: 4,5
Un disastro strategico e tecnico di proporzioni epocali. La Vecchia Signora fallisce l’aggancio alle prime quattro posizioni, chiudendo al sesto posto ed escludendosi dalla prossima Champions League (non accadeva dal 2011). Un mercato estivo fallimentare nei suoi investimenti di punta (da David a Openda e Zhegrova) e la gestione tormentata di Igor Tudor hanno compromesso l’annata. Nemmeno il subentro in corsa dell’ex CT Luciano Spalletti è bastato a frenare un crollo verticale nel finale, che mette sul banco degli imputati la dirigenza.
LAZIO — Voto: 5
Un campionato grigio, tormentato e privo di reali sussulti emotivi. Condizionata a monte da una sessione estiva di mercato bloccata, la Lazio ha navigato nell’anonimato di un nono posto che rappresenta il punto più basso degli ultimi dodici anni di storia capitolina. Maurizio Sarri ha provato a navigare nel marasma generale e nel progressivo scollamento tra la tifoseria e la presidenza, ma i due derby persi e l’eliminazione in semifinale di Coppa Italia sanciscono la fine naturale di un ciclo logoro. Si profila una totale rifondazione.
LECCE — Voto: 7
La firma d’autore di Eusebio Di Francesco, che sfata i propri tabù personali e centra una salvezza leggendaria. Per la prima volta nella propria storia, il club salentino inanella il quinto anno consecutivo nel massimo campionato. Un verdetto sudato fino all’ultimo respiro, certificato dal gol decisivo di Stulić al 37° turno sul campo del Sassuolo. Il trionfo è il giusto premio alla programmazione del presidente Sticchi Damiani e del solito Pantaleo Corvino, capaci di coniugare sostenibilità economica, plusvalenze e strutture di livello.
MILAN — Voto: 4
Il fallimento più rumoroso e inaccettabile della stagione. Con l’unico obiettivo del campionato da onorare, il Milan guidato da Massimiliano Allegri è letteralmente evaporato in un girone di ritorno imbarazzante, scivolando fuori dalla zona Champions fino al quinto posto. Una gestione tecnica rinunciataria che ha spento i fari della squadra, con Leão e Pulisic autori di una seconda parte di stagione gravemente insufficiente. Sul banco degli imputati sale l’intera dirigenza, rea di aver programmato il futuro senza comprendere le urgenze del presente.
NAPOLI — Voto: 6,5
Un secondo posto che lascia sentimenti contrastanti all’ombra del Vesuvio. Pur restando molto distante dal passo d’andatura impresso dall’Inter, Antonio Conte riporta il Napoli nell’élite della Champions League. Certo, pesano i precoci addii alla Coppa Italia e all’Europa, ma la sfortuna ha recitato un ruolo primario privando i partenopei, per larghi tratti della stagione, di pedine fondamentali quali Lukaku e Kevin De Bruyne. Chiudere in piazza d’onore nell’anno successivo alla vittoria del tricolore resta un traguardo di tutto rispetto, sebbene segni la fine dell’esperienza del tecnico salentino in azzurro.
PARMA — Voto: 6,5
La scommessa verde della dirigenza emiliana ha ampiamente pagato i dividendi. Nonostante le pesanti cessioni estive di gioielli come Bonny, Man e Sohm, il trentenne tecnico spagnolo Carlos Cuesta ha condotto i ducali a un tredicesimo posto in totale controllo, blindando la salvezza con largo anticipo. Forse il gioco espresso non avrà entusiasmato gli esteti, focalizzandosi su una rigorosa e attenta fase difensiva d’altri tempi, ma l’abilità di gestire i momenti della stagione e di valorizzare i giovani offre ottime basi strutturali per il futuro del club.
PISA — Voto: 3
Un ritorno in Serie A malinconico e privo di mordente. L’attesa durata ben 34 anni si è sciolta in una sequela interminabile di decisioni strategiche errate da parte del club toscano. Un mercato estivo inadeguato, seguito dall’esonero affrettato di Alberto Gilardino per scommettere sullo svedese Hiljemark, ha privato la squadra di certezze. Il mercato riparatorio invernale ha peggiorato i problemi, condannando il Pisa a un ultimo posto solitario senza mai dare l’impressione di poter lottare concretamente per la salvezza.
ROMA — Voto: 8
Il trionfo della programmazione e della fame tattica. La Roma rompe un digiuno che durava dalla stagione 2017/18 e si riprende con pieno merito il terzo posto e il pass per la Champions League. L’avvento in panchina di Gian Piero Gasperini ha letteralmente rigenerato l’ambiente di Trigoria. Superate le inevitabili burrasche autunnali, la squadra ha innestato le marce alte, siglando il sorpasso decisivo su Milan e Juventus grazie a un clamoroso filotto di cinque vittorie consecutive nelle ultime cinque giornate di campionato.
SASSUOLO — Voto: 7,5
Una neopromossa sui generis che ha confermato la solidità del proprio modello societario. Disporre in rosa di elementi del calibro di Berardi, Pinamonti e Laurienté costituiva indubbiamente un lusso per la categoria, ma il merito di Fabio Grosso è stato quello di dare armonia e fame al gruppo. Il Sassuolo non è mai stato coinvolto nelle sabbie mobili della lotta per non retrocedere, viaggiando stabilmente a ridosso delle prime dieci posizioni e offrendo un calcio divertente ed efficace. La retrocessione di due anni fa è stata solo un incidente di percorso.
TORINO — Voto: 5,5
Il Toro resta prigioniero del suo eterno, grigio limbo di metà classifica. La contestazione della tifoseria granata nei confronti della presidenza Cairo trova fondamento nell’incapacità cronica di compiere un salto di qualità. L’avvio di stagione sotto la guida di Marco Baroni si è rivelato deficitario, costringendo la società al cambio in panchina con Roberto D’Aversa e al ritorno dirigenziale di Petrachi. La squadra ha conquistato i punti necessari alla salvezza con pragmatismo, ma lo spettacolo offerto è rimasto ben lontano dal temperamento e dalla storia granata.
UDINESE — Voto: 7
La perfetta espressione della provincia modello. L’Udinese chiude all’interno delle prime dieci posizioni della classifica, compiendo un balzo in avanti di ben dodici punti rispetto al precedente torneo. Sotto la guida sapiente di Kosta Runjaić, i friulani si sono trasformati in una micidiale mina vagante del campionato, sfoderando prestazioni di altissimo livello soprattutto al cospetto delle grandi storiche. Un gruppo fisico, organizzato, abile nel valorizzare profili destinati a generare ricche plusvalenze sul mercato estivo.
VERONA — Voto: 4,5
Dopo sei miracolose salvezze consecutive, il giocattolo Hellas si rompe definitivamente, sancendo il ritorno dei veneti in Serie B. La politica dei continui stravolgimenti tecnici e delle cessioni eccellenti a ogni sessione di mercato ha infine presentato il conto. La gestione di Paolo Zanetti non ha mai convinto, e il tardivo subentro della coppia Sammarco-Corrent ha solo regalato dignità al finale (con gli orgogliosi pareggi contro Juve e Inter) senza poter evitare un verdetto che appariva ormai inesorabile.