Tennis

Quando torna Alcaraz? Il parere dell’ex fisioterapista di Sinner sull’infortunio al polso

Dopo aver saltato Wimbledon per Carlos Alcaraz la prossima finestra per il rientro in campo è quella del cemento statunitense
Il tennista Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz (Getty Images)

Si susseguono i forfait per Carlos Alcaraz che, dopo l’infortunio al polso destro rimediato martedì 14 aprile 2026 al 1° turno del torneo ATP 500 di Barcellona con Otto Virtanen, ha già saltato Madrid, Roma, Roland Garros, Queen’s e Wimbledon.

Alcaraz torna a Washington?

Dopo aver rinunciato alla stagione sull’erba, la prima data utile per il rientro in campo è quella del torneo ATP 500 di Washington dal 27 luglio al 2 agosto, appuntamento sul cemento americano utile per riprendere confidenza con il ritmo agonistico in vista dei due Masters 1000 previsti ad agosto a Montreal e Cincinnati prima, ovviamente, dell’ultimo Slam della stagione agli US Open (domenica 29 agosto- domenica 13 settembre)

Non si può, però, escludere una chiusura anticipata del 2026 con netto anticipo per ripresentarsi al top direttamente agli Australian Open 2027 dove sarà chiamato a difendere il titolo vinto quest’anno.

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Il parere di Zimaglia sull’infortunio di Alcaraz

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex fisioterapista e osteopata di Jannik Sinner ora collaboratore di Novak Djokovic, Claudio Zimaglia, esprime il suo punto di vista sull’infortunio al polso di Carlitos: “Già nel 2024 Carlos aveva mostrato segnali di fragilità con un edema al muscolo pronatore dell’avambraccio destro, struttura collegata al polso. Ha un diritto estremamente esplosivo, con grande velocità di braccio e un uso marcato del polso per generare angoli molto stretti. Questa “frustata” ripetuta, combinata con l’utilizzo di corde piuttosto rigide, crea uno stress meccanico continuo che, nel tempo, può diventare difficile da sostenere per i tendini. Tenosinovite? È una condizione infiammatoria che coinvolge il tendine e la sua guaina sinoviale, cioè la membrana che lo riveste e ne permette lo scorrimento. In condizioni normali il tendine scorre senza attrito, come un cavo in una guaina lubrificata. Quando si sviluppa la tenosinovite, la guaina si infiamma e si gonfia, aumentando l’attrito e provocando dolore durante il movimento. Se la situazione persiste, la guaina può restringersi fino a ‘strozzare’ il tendine, come avviene in alcune forme di De Quervain. Ore di gioco e gesti ripetitivi senza un adeguato recupero, attrito eccessivo legato a rotazioni estreme, microtraumi da impatto e vibrazioni: anche la risposta della racchetta può irritare la membrana sinoviale. Oggi la prevenzione è molto più strutturata rispetto al passato. Non si parla più solo di stretching, ma di protocolli integrati che includono preparazione atletica, biomeccanica e gestione del carico. È fondamentale un riscaldamento specifico di mano, polso e avambraccio, con esercizi di mobilità e attivazione muscolare. Il lavoro è più efficace quando fisioterapista e preparatore atletico collaborano nella costruzione di programmi mirati. Si utilizzano anche strumenti come hand grip, flex bar o palline elastiche per rinforzare la muscolatura e migliorare stabilità e coordinazione. Alcuni atleti ricorrono a bendaggi funzionali, che però devono essere usati con attenzione per evitare una rigidità eccessiva”.