Roland Garros

Sinner torna sul caso Clostebol: “Pagato un errore non mio”. Poi il sorprendente giudizio sul termine robot

A pochi giorni dall’inizio del Roland Garros l’Equipe pubblica una interessante intervista rilasciata da Jannik Sinner
Jannik Sinner
Jannik Sinner (Getty Images)

Il favorito numero uno del prossimo Roland Garros sarà certamente Jannik Sinner: a pochi giorni dall’inizio dello Slam parigino, in programma dal 24 maggio al 7 giugno, l’Equipe pubblica una bella intervista del n. 1 del mondo rilasciata dopo la vittoria al Masters 1000 di Montecarlo.

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Sinner e il caso Clostebol

Il 24enne di San Candido torna nuovamente a parlare del caso Clostebol, offrendo il suo punto di vista sull’intera vicenda: “Non direi che mi abbia necessariamente cambiato. Ma mi ha fatto capire un paio di cose. È stato un periodo difficile da superare perché ho dovuto pagare il prezzo di un errore che non era mio. Poi, una mattina, mi sono svegliato con l’idea di trasformare tutto questo in qualcosa di positivo. Prima di tutto, ho trascorso del tempo con la mia famiglia. E poi sono tornato al lavoro, dedicando molto tempo alla palestra. Quando sono tornato nel circuito a Roma, ero felice. Sollevato. Volevo solo godermi il momento. Ed è quello che ho fatto. Dopo ho giocato un tennis fantastico. La cosa più difficile sono stati i mesi che hanno preceduto la mia sospensione. Perché non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste, e lo ero: non mi sentivo libero. Ma credo che nulla accada per caso. E sono convinto che tutto questo mi abbia reso una persona più forte. Ho capito chi erano i miei veri amici, e anche questo mi ha aiutato”.

Sinner si sente un po’ robot

Molto interessante la riflessione sul termine robot che gli è stato affibbiato in modo comunque amichevole da Joao Fonseca nel corso del Sunshine Double: “Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni, ma questo perché sono molto concentrato su ciò che devo fare. Robot? Non trovo il termine dispregiativo. È così che lavoro. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto, e questo richiede di essere in ottima forma fisica e mentale. È così, ed è per questo che mi alleno. Per essere il più preparato possibile per i momenti importanti di una partita. Essere uno dei migliori giocatori al mondo ha un prezzo. La gente ti riconosce, è così e basta. Ma cerco di viverlo nel modo più normale possibile. Non ho né il desiderio né il bisogno di vantarmi, né fuori dal campo né altrove. Sono contento di quello che ho, felice soprattutto di essere in salute. La vita che ho scelto richiede sacrifici, ma è anche una questione di equilibrio: si hanno 24 anni una sola volta, e cerco di godermeli, di divertirmi fuori dal campo. E penso di aver trovato un buon equilibrio. Ho un gruppo fantastico di amici, gli stessi che ho sempre avuto, e persone al mio fianco che si prendono cura di me”.