Iraq, ritorno mondiale: orgoglio e determinazione
La data cerchiata in rosso sul calendario è quella dell’11 giugno, quando il Messico darà il via ai giochi contro il Sudafrica. L’attesa a quel punto sarà terminata, i dubbi inizieranno a sciogliersi man mano. O, almeno, quelli rimasti. In questo lungo viaggio di avvicinamento al Mondiale vi abbiamo accompagnata con focus e approfondimenti che ci hanno permesso di entrare nel vivo della competizione e, in particolar modo, nella composizione di rose più o meno conosciute. Questo viaggio continuerà durante il torneo con focus diversi e oggi si presenta con un altro importante appuntamento. Nelle prossime righe, infatti, scopriremo insieme l’Iraq, una delle squadre meno conosciute della competizione.
Il momento della squadra
Nel lunghissimo percorso di qualificazione al Mondiale, infatti, l’Iraq ha dovuto giocare ben 21 partite. Dopo una prima fase estremamente positiva, iniziata con 6 vittorie, i Leoni della Mesopotamia sono crollati mancando di un punto l’accesso diretto alla Coppa del Mondo. Non è bastato neanche il quarto turno a garantire la qualificazione diretta, mancata anche in questo caso per qualche gol di differenza. Nel quinto turno, però, un gol al 17′ di recupero di Al Ammari contro gli Emirati Arabi Uniti gli ha concesso di entrare nel Torneo Playoff dove hanno battuto sorprendentemente la Bolivia per 2-1 in finale. Nell’ultima amichevole, giocatasi il 29 maggio, l’Iraq ha trovato di nuovo la vittoria di misura contro Andorra iniziando il suo percorso di avvicinamento al Mondiale.
Il commissario tecnico e le idee di gioco
Il commissario tecnico dell’Iraq è Graham Arnold. Un nome non nuovo nella storia delle nazionali e che i più attenti ed esperti ricorderanno sulla panchina dell’Australia dove si è seduto dal 2018 fino al 2024, guidandola nell’ultimo Mondiale giocato in Qatar nel 2022. Dal 2025 è il nuovo allenatore della Nazionale irachena che ha condotto alla Coppa del Mondo in Stati Uniti, Messico e Canada dopo un percorso particolarmente difficile.
Tra i moduli maggiormente utilizzati da Arnold c’è il classico 4-4-2, al quale dà però una reinterpretazione particolarmente offensiva. Nella sua avventura con l’Iraq ha spesso alternato questo modulo al 4-2-3-1, rinunciando a una seconda punta e preferendo un giocatore di qualità sulla trequarti. I due sistemi di gioco sono più speculari di quanto si pensa, ma a seconda dell’avversario o dell’interprete di predilige l’uso di un giocatore più finalizzatole o di un più di fantasia.
Il suo gioco è di stampo europeo. Arnold pretende dalla sua squadra una grande applicazione tattica, soprattutto dal punto di vista difensivo. Non pretende il controllo del gioco, ma basa tutto su un blocco basso che ha il compiuto di ripartire in grande rapidità una volta riconquistata la sfera. La preparazione atletica sarà un aspetto fondamentale in questi giorni di avvicinamento al Mondiale. Arnold, infatti, vuole una squadra che viva di scatti rapidissimi in avanti: una caratteristica che, se espressa nel miglior modo possibile, potrebbe rivelarsi fastidiosa.
I giocatori chiave
I migliori giocatori della rosa irachena sono quelli provenienti dai campionati europei. A sinistra c’è un calciatore di buona qualità che qualcuno potrebbe aver già sentito nominare in Italia: Marko Farji. Ala sinistra di 22 anni trasferitasi a gennaio nel Venezia, in questa stagione non ha trovato grande spazio nella cavalcata che ha portato i lagunari a vincere la Serie B. Le 2 presenze nella squadra di Stroppa gli hanno comunque permesso di conquistarsi la qualificazione per il Mondiale. Farji sarà uno dei giocatori di qualità a disposizione di Arnold. Una possibile sorpresa da tener d’occhio, così come Ahmed Quasem, ala destra del Nashville che in MLS ha giocato per ora 14 partite segnando 1 gol e 1 assist.
Il giocatore che porterà maggiore esperienza, però, è in difesa. Stiamo parlando dell’esperto Merchas Doski del Viktoria Plzen. In questa stagione conta 42 presenze, 2 in Champions (preliminari) e 7 in Europa League. Titolare della squadra ceca, il terzino sinistro è sicuramente uno dei nomi più interessanti della rosa e, probabilmente, il più conosciuto. La stella dell’Iraq, l’idolo della folla, è però Aymen Hussein. Attaccante di 30 anni che gioca nel campionato iracheno, è il secondo miglior marcatore nella storia della sua Nazionale con 33 gol segnati in 85 partite. Sarà su di lui che verranno puntati i fari durante il Mondiale.
Punti di forza e debolezze
Sotto il profilo tecnico l’Iraq lascia molto a desiderare. Non parliamo di certo di un rosa composta da elementi di grande spessore individuale. Al punto che perfino i giocatori europei impegnati da Arnold non sono titolatissimi nelle rispettive squadre, eccetto qualcuno. L’Iraq ha, però, due punti di forza sui quali dovrà puntare per poter fare il miglior mondiale possibile. Il primo è l’esperienza del commissario tecnico Graham Arnold che, dopo aver vissuto il mondiale sulla panchina dell’Australia, potrà portare in campo tutto ciò che ha appreso in questi anni. Il secondo lo abbiamo già citato nei paragrafi precedenti: l’applicazione tattica. L’Iraq è una squadra caratterizzata da grande determinazione, una rosa che si è messa al servizio dell’allenatore per rispettare dettagliatamente alle sue richieste.
Probabile formazione
IRAQ (4-4-2): Hassan; Ali, Tahsin, Hashem, Doski; Amyn, Al-Ammari, Sher, Bayesh; Hussein, Al-Hamadi. All.: Arnold.
La storia ai Mondiali
L’Iraq è tornato al Mondiale 40 anni dopo la prima e ultima volta. Quella in Stati Uniti, Messico e Canada, infatti, sarà la seconda partecipazione della Nazionale irachena a una Coppa del Mondo, dopo averci preso parte nel 1986. Il destino ha voluto che anche questa volta l’Iraq partecipasse a un Mondiale in cui le partite in programma si giocassero anche in Messico, Paese ospitante proprio dei Mondiale dell’86’. In quell’occasione, però, il camminò si fermò alla fase a gironi-
Obiettivo Mondiale 2026
L’obiettivo dell’Iraq al Mondiale del 2026 è chiaro: passare il primo turno e assicurarsi la fase a eliminazione diretta. Ovviamente sarebbe record storico per la Nazionale, ma anche un’occasione per mostrare i progressi di crescita fatti da questa squadra nell’ultimo anno. Una missione, sulla carta, impossibile vista la partecipazione al Girone I che include la Francia, tra le favorite per il Mondiale, la Norvegia, una potenziale sorpresa, e il Senegal, tra le più forti d’Africa. Il rischio concreto, quindi, è quello di chiudere in quarta posizione, con l’obiettivo terzo posto che sembrerebbe l’unico, seppur difficile, alla portata.