Portogallo, tra passato e futuro: talento e ambizione
La sabbia nella clessidra sta per terminare e giorno dopo giorno sale l’attesa per l’inizia della 23ª edizione del Mondiale di calcio, in programma tra Canada, Messico e Stati Uniti dall’11 giugno al 19 luglio. Tra le nazionali chiamate a giocare un ruolo da protagonista c’è sicuramente il Portogallo, a caccia dell’affermazione anche nel torneo iridato dopo la vittoria degli Europei in Francia nel 2016. Dal 2002 i lusitani prendono parte alla competizione e quest’anno si apprestano a giocarsi le proprie chance per la sesta volta consecutiva. Con una generazione di talento che mescola esperienza e nuove stelle, la nazionale portoghese si presenta con aspettative alte e la concreta ambizione di arrivare almeno tra le prime quattro. Inserita nel Gruppo K insieme alla Colombia, alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uzbekistan di Fabio Cannavaro, parte sicuramente come la favorita del girone.
Il momento della squadra
Il Portogallo arriva al Mondiale 2026 dopo un percorso di qualificazione solido, in cui ha confermato il proprio status tra le grandi d’Europa. La squadra ha mostrato qualità offensive importanti realizzando 20 gol in sei gare, oltre tre di media a partita, e una crescente solidità difensiva incassando sette reti, elementi che la rendono una delle possibili candidate per alzare la coppa. Inserita nel Gruppo F, la selezione lusitana ha collezionato 13 punti in sei partite, frutto di quattro vittorie, un pareggio e una sconfitta, chiudendo davanti all’Irlanda, seconda a tre lunghezze.
Haiti, outsider totale: entusiasmo e voglia di sorprendere
Il commissario tecnico e le idee di gioco
In panchina, Roberto Martínez ha dato continuità al progetto tecnico, portando idee di gioco basate su possesso palla, ampiezza e valorizzazione della qualità individuale. L’ex commissario tecnico del Belgio ha preso il posto di Fernando Santos nel gennaio 2023: fermato ai quarti a Euro 2024 dalla Francia ai calci di rigore, ha guidato la squadra al successo nella quarta edizione della Nations League. In 38 sfide ha messo insieme 26 successi, otto pareggi e quattro sconfitte realizzando 98 gol e subendone appena 31. Il sistema di base è il 4-3-3 con possibile passaggio al 4-2-3-1 in base ad avversari e partite. Schemi che esaltano la potenza di fuoco del reparto avanzato.
Vancouver, calcio tra oceano e montagne: BC Place e il fascino del Pacifico
I giocatori chiave
Tra i protagonisti spicca inevitabilmente Cristiano Ronaldo che, a 41 anni, potrebbe vivere uno degli ultimi grandi tornei della sua carriera internazionale. Ad affiancarlo, però, c’è una nuova generazione di talenti. Riflettori puntati sul milanista Rafa Leão, così come su Bruno Fernandes, leader tecnico e riferimento nella costruzione del gioco. Fondamentale anche il contributo di Bernardo Silva, capace di dare equilibrio e qualità tra le linee, mentre in difesa Roberto Martínez spera di recuperare al 100% Rúben Dias, una garanzia assoluta anche se tocca capire come rientrerà dall’infortunio alla coscia che l’ha tenuto ai box per diversi mesi in questa stagione con il Manchester City. A fare la differenza potrebbe però essere la freschezza dei giovani, pronti a ritagliarsi spazio in un contesto competitivo e ambizioso.
Brasile, caccia al titolo: talento infinito e pressione storica
Punti di forza e debolezze
Il principale punto di forza del Portogallo resta la qualità diffusa in tutti i reparti, unita a un’esperienza internazionale ormai consolidata. La squadra può contare su una rosa profonda e su giocatori abituati ai massimi livelli europei. Inoltre, la capacità di alternare diversi sistemi di gioco rende i lusitani particolarmente imprevedibili.
Tra le possibili criticità c’è invece la gestione del ricambio generazionale, con alcuni senatori ancora centrali ma affiancati da giovani che devono trovare continuità. Anche l’equilibrio difensivo, in alcune fasi, può rappresentare un punto da migliorare contro avversari di alto livello.
Spagna 1982: il Mondiale dell’Italia e dell’urlo di Tardelli
Probabile formazione
PORTOGALLO (4-3-3): Diogo Costa; Cancelo, Rúben Dias, António Silva, Nuno Mendes; Bruno Fernandes, Vitinha, Bernardo Silva; Rafael Leão, Cristiano Ronaldo, João Félix. Allenatore: Roberto Martínez.
La storia ai Mondiali
La storia del Portogallo ai Mondiali è ricca di momenti iconici, a partire dal terzo posto del 1966 in Inghilterra quando a trascinare la squadra in campo c’era il talento infinito di Eusebio, capocannoniere del torneo con ben nove centri. Negli anni più recenti, la nazionale lusitana ha mantenuto una presenza costante nella competizione, raggiungendo le semifinali nel 2006 e i quarti nel 2022. Una squadra che, pur non avendo mai conquistato il titolo mondiale, ha spesso dimostrato di poter competere con le migliori.
Scozia, ritorno atteso: cuore e intensità britannica
Obiettivo Mondiale 2026
L’obiettivo per la Coppa del Mondo 2026 è chiaro: arrivare almeno tra le prime quattro e provare a giocarsi le proprie chance per il titolo. Molto dipenderà dalle avversarie nelle gare a eliminazione diretta e dalla capacità di gestire i momenti chiave del torneo. Con una rosa di alto livello e un mix ben equilibrato tra esperienza e gioventù, però, il Portogallo ha tutte le carte in regola per essere una delle protagoniste della rassegna nordamericana.
Toronto, il Canada protagonista: BMO Field tra entusiasmo e identità