Gasperini deluso: “Non mi aspettavo certi toni”. Poi se ne va commosso – VIDEO
Tensione alle stelle, alla vigilia di una gara importantissima. Gian Piero Gasperini prova in tutti i modi a fare il pompiere e a chiedere di pensare al campo, ma il prepartita di Roma-Atalanta è carico di emozioni per il tecnico giallorosso, a margine di una settimana pesantissima e del duello rusticano creatosi dentro Trigoria con il senior advisor Claudio Ranieri. La conferenza stampa di rito ne è stata la prova ed è cominciata subito con una piega tesa. Gasp anticipa i giornalisti e prende la parola, sottolineando di non riconoscersi nei toni descritti: “Sono rimasto sorpreso in maniera incredibile. Perché non abbiamo mai discusso a questi livelli e in questo modo”. Il tecnico insiste più volte su questo punto, ma non concede alcun alibi alla squadra e soprattutto cerca sempre di portare il tutto nel novero delle dinamiche professionali anche quando conferma di aver volontariamente “evitato di rispondere per il bene della squadra e dei tifosi”. Poi, però, qualche sassolino dalla scarpa qua e là non riesce a non toglierselo: “Se sono stati quasi 8 anni a Genova e 9 a Bergamo non sono una persona così brutta”.
Sfogo clamoroso
E proprio verso la fine il tono del tecnico è cambiato improvvisamente ancora una volta. Parlando dell’esperienza a Bergamo e interpellato sulla sua eventuale volontà di “rubare” qualcosa all’ambiente di cui è stato condottiero per nove meravigliosi anni, Gasperini richiama il valore dell’unità societaria e il legame fortissimo con la famiglia Percassi: “Quella è stata una cosa straordinaria, non solo per merito mio, ma anche della società. A un certo punto, questa società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore… A un certo punto, questa sintonia, un po’ perché è cambiata la società, un po’ perché non c’era più il papà a cui ero sicuramente più legato…”. Le parole si spezzano, l’emozione prende il sopravvento: il tecnico singhiozza e sbatte una mano sul tavolo, poi si alza e lascia la sala, chiudendo con un gesto rabbioso una conferenza segnata da una delusione e un’emotività che raramente, negli ultimi anni, erano trapelate dietro la sua figura di allenatore esperto e navigato.