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Roland Garros 2026, la nuova teoria sul malore di Sinner: il gene dei capelli rossi. I dettagli

Continuano a uscire teorie sul malessere che ha colpito Jannik Sinner al 2° turno del Roland Garros 2026 con Juan Manuel Cerundolo
Jannik Sinner
Jannik Sinner (Getty Images)

Il crollo verticale accusato da Jannik Sinner al 2° turno del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo continua ad attirare discussioni dopo che l’azzurro ha perso un match in cui era in vantaggio per 6-3 6-2 5-1.

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Sinner tradito dai geni al Roland Garros?

Il ‘Corriere della Sera’ solleva un interrogativo affascinante che unisce la genetica molecolare allo sport di altissimo livello: la mutazione del gene MC1R, che regala i capelli rossi, può influenzare le performance atletiche di Jannik Sinner? Ecco la risposta Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano: “Il recettore della melanocortina 1 (MC1R) è un crocevia fondamentale non solo per la dermatologia, ma anche per la neurologia e la farmacologia del dolore, con ricadute dirette sulla gestione dello sforzo fisico estremo. Nelle persone con capelli rossi le mutazioni a carico di questo gene comportano una perdita parziale di funzione. Il tennis è uno sport di endurance intermittente, spesso giocato in condizioni ambientali estreme, basti pensare al caldo torrido dell’Australian Open o all’umidità degli US Open. Oltre al dolore, il recettore MC1R modula la percezione delle variazioni termiche. Chi possiede questa variante genetica insomma, percepisce il caldo intenso in modo più acuto e va incontro a un carico allostatico (il prezzo che il corpo paga per adattarsi allo stress) nettamente superiore”.

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Le conclusioni di Centemeri su Sinner

Non tutto, però, è perduto per il 24enne di San Candido: “La presenza della mutazione MC1R non deve essere letta come una condanna o un limite invalicabile per atleti come Sinner ma piuttosto come una variabile di sistema che i team medici e atletici devono conoscere e gestire. L’approccio moderno allo sport d’élite è iper-personalizzato. Conoscere queste caratteristiche genetiche permette di attuare contromisure mirate, come protocolli di pre-refrigerazione, strategie di idratazione potenziate e personalizzate, o acclimatazione progressiva e severo monitoraggio dell’esposizione ai raggi UV. Un singolo gene che colora i capelli di rosso è lo stesso che dialoga con il cervello per dirgli quanto fa caldo o quanto dolore si sta provando. La scienza medica e la farmacologia ci offrono oggi le lenti per comprendere questi fenomeni nella loro totalità”.