Roland Garros 2026, la prima volta di Jodar: “La sognavo da piccolo”. Poi allontana il paragone con Nadal
Tra i giovani più promettenti della Next Gen c’è, senza dubbio, Rafael Jodar, al n. 29 della classifica ATP a soli 19 anni e alla prima esperienza al Roland Garros in programma dal 24 maggio al 7 giugno.
L’emozione di Jodar al primo Roland Garros
Sorteggiato nella parte bassa del tabellone, il connazionale di Carlos Alcaraz e Rafa Nadal vuole godersi questa esperienza: “La mia prima volta qui nel torneo professionistico e il mio primo Slam sulla terra battuta, quindi sono davvero molto emozionato. Sono arrivato due giorni fa e sto cercando di prepararmi nel miglior modo possibile per la partita di lunedì. Sarà una nuova sfida per me. Voglio giocare il mio miglior tennis senza aspettative particolari, perché qui tutti giocano molto bene e basta una buona giornata per battere chiunque. Quando ero piccolo sognavo di giocare su questi palcoscenici e nei tornei dello Slam, quindi voglio soprattutto godermi l’esperienza. È stato un anno molto bello per me. Ho apprezzato tantissimo il percorso nei Challenger alla fine della scorsa stagione, poi la qualificazione alle Next Gen ATP Finals e l’opportunità di giocare contro i migliori giovani del mondo. Quest’anno sto disputando tanti tornei ATP, in Spagna e in giro per il mondo. Essendo il primo anno a questo livello, ogni torneo è una scoperta speciale e sto cercando di abituarmi a tutto questo. Cerco sempre di imporre il mio tennis in qualsiasi torneo. Quando le cose non vanno bene, provo ad accettare la situazione e trovare delle soluzioni durante la partita. Penso che portare il mio gioco in campo sia stata una delle chiavi dei buoni risultati ottenuti negli ultimi tornei”.
Jodar riflette su Nadal a Parigi
Il 19enne madrileno allontana, ovviamente, il paragone con Nadal, vincitore quattordici volte al Roland Garros: “Rafa ha fatto cose incredibili in questo torneo. Solo quando sei qui e giochi il torneo capisci davvero l’importanza di ciò che ha realizzato vincendo quattordici volte. È qualcosa di unico. Essere spagnolo e chiamarsi Rafa non significa che riuscirai a ottenere quello che ha ottenuto. Io cerco soltanto di seguire il mio percorso, costruire la mia carriera e godermi tutto questo”.