Mondiali

Svizzera, solidità e organizzazione: la forza del collettivo

Gli elvetici, guidati in panchina da Murat Yakin, possono essere la sorpresa del prossimo Mondiale. Il gioco passa dal sinistro di capitan Xhaka mentre la fase offensiva poggia sull’ex Bologna Ndoye
Svizzera
Svizzera (Getty Images)

Complice l’eliminazione dell’Italia ai playoff in finale contro la Bosnia – terza esclusione consecutiva degli azzurri al Mondiale -, la Svizzera parte con i gradi di favorita nel Gruppo B che comprende anche Canada e Qatar. La solidità e l’esperienza internazionale maturata negli ultimi anni, abbinata a una buona organizzazione tattica e una rosa equilibrata, permette agli elvetici di presentarsi ai nastri di partenza come una delle possibili rivelazioni del torneo iridato che si giocherà dall’11 giugno al 19 luglio tra Canada, Messico e Stati Uniti. Una sensazione avvalorata dal grandissimo girone di qualificazione dove la squadra ha ottenuto quattro vittorie e due pareggi rimanendo imbattuta e chiudendo davanti a Kosovo, Slovenia e Svezia.

Murat Yakin e il sistema di gioco della Svizzera

A guidare la Svizzera c’è il commissario tecnico Murat Yakin, sulla panchina elvetica dal 2021 e in grado di eliminare l’Italia di Luciano Spalletti agli ottavi dell’Europeo 2024 in Germania. Il modulo di partenza è un 4-3-3 fondato su una importante solidità difensiva e un reparto offensivo che può contare sull’estro e la velocità dei suoi interpreti migliori. L’equilibrio tra i reparti e la capacità di non farsi mai trovare scoperta fanno di questa Nazionale un avversario molto complesso da affrontare e soprattutto difficile da leggere, con l’allenatore che può anche contare su una rosa di ottimo livello con calciatori in grado di cambiare il corso delle partite anche entrando dalla panchina.

I giocatori chiave: Xhaka, Embolo e gli esterni offensivi

Il simbolo della Svizzera è senza dubbio Granit Xhaka, leader tecnico e carismatico, grandissimo equilibratore e ago della bilancia della manovra. Il gioco passa dai suoi piedi e da quel suo sinistro fatato in grado di dettare tempi e ritmo. L’addetto a fare gol è invece Embolo che potrebbe entrare grazie al Mondiale nella top 5 dei marcatori con la maglia della Svizzera: 23 i gol segnati finora, ne servono sei per riuscirci. Molte delle chance di andare avanti nel torneo passeranno però dalle condizioni dei due esterni d’attacco, Vargas e l’ex Bologna Ndoye: a loro spetta il compito, grazie alla loro velocità e la capacità di saltare l’uomo, di creare superiorità numerica e dare imprevedibilità al reparto offensivo. Occhio come possibile sorpresa al 24enne dell’Augusta Rieder.

Punti di forza e debolezze della Svizzera

La Svizzera ha dimostrato, soprattutto negli ultimi anni, di potersela giocare alla pari contro tutti. Le qualità generali e l’organizzazione tattica non mancano, così come alcune individualità in grado di decidere gli incontri. Lo step successivo sarà quello di tradurre i buoni propositi in risultati concreti. Adesso non basta più fare bella figura, la selezione di Murat Yakin deve cercare di andare oltre per riscrivere la propria storia al Mondiale. L’esperienza dovrà fare da insegnamento per trovare quella continuità indispensabile in un torneo breve come quello iridato. Del resto basta un mese perfetto per coronare il sogno di una vita.

Probabile formazione Svizzera: modulo e titolari

Come anticipato, lo schema base di Yakin è il 4-3-3. A guardia della porta dovrebbe esserci il numero uno del Borussia Dortmund Kobel, erede dell’interista Sommer, ritiratosi dalla Nazionale dopo l’Europeo del 2024. Il compagno di squadra Akanji, invece, sarà il baluardo difensivo, con al suo fianco Elvedi del Borussia Moenchengladbach. Sulle corsie a destra l’ex Udinese Widmer e a sinistra l’ex Milan Ricardo Rodriguez. In cabina di regia Xhaka, affiancato dall’intelligenza tattica e i polmoni del bolognese Freuler e dalla freschezza di Rieder, che si gioca il posto con Sow. In mediana altri due “italiani” possono dire la propria a gara in corso: il milanista Jashari e il pisano Aebischer. Pochi dubbi sul tridente offensivo, con Ndoye e Vargas che aggiranno ai fianchi di Embolo, chiamato a fare a sportellate in mezzo all’area.

Storia della Svizzera ai Mondiali: precedenti e record

La Svizzera è alla 13ª partecipazione al Mondiale. Da sei edizioni consecutive supera il girone, anche se si è sempre fermata agli ottavi nelle ultime tre. Il miglior piazzamento sono i quarti di finale, raggiunti nel 1934 in Italia, nel 1938 in Francia e nel 1954 in casa. Proprio in quella occasione Josef Hügi siglò sei reti diventando il capocannoniere all time della Svizzera al Mondiale (dietro di lui Xherdan Shaqiri, che nelle tre edizioni disputate fra 2014 e 2022 è arrivato a quota cinque). Due arrivarono agli ottavi nel 4-1 contro l’Italia, uno dei momenti più alti degli elvetici nella storia del torneo. Il match successivo, ai quarti contro l’Austria, è rimasto nella leggenda come “l’infuocata partita di Losanna”. Nella prima metà di gara sotto i 40 °C all’ombra il portiere austriaco fu colpito dall’insolazione, ma per le regole del tempo non poteva essere sostituito. La Svizzera ne approfittò e riuscì a infilare tre gol in otto minuti. Soltanto dopo che un massaggiatore si mise dietro la porta austriaca a rinfrescare con una spugna imbevuta d’acqua il disorientato Schmied, gli avversari riuscirono a raddrizzare la gara, ribaltando il punteggio da 0-3 a 5-3 nel giro di 15 minuti. Nonostante la Svizzera poi segnò altri due gol, la partita finì 7-5 per la compagine ospite. Una partita da record visto che è attualmente quella con il maggior numero di reti segnate, ben 12, nei tempi regolamentari in un Mondiale.

Mondiale 2026: obiettivo qualificazione e possibili scenari

Tornando al presente, l’obiettivo minimo della Svizzera al Mondiale 2026 è quello di passare almeno il girone. Poi sarà il tabellone a decretare le chance della selezione elvetica di andare avanti nel torneo. Molto dipenderà dal livello degli avversari che la squadra di Yakin si troverà di fronte nelle gare a eliminazione diretta. Le vibes sono comunque positive: Xhaka e compagni possono giocarsela ad armi pari contro chiunque.