Wimbledon 2026, Darderi vola basso: “Dura giocare dopo l’operazione alle tonsille”
Subito in campo nella prima giornata del torneo di Wimbledon il nostro Luciano Darderi che sfiderà Ethan Quinn non prima delle ore 15:30 di lunedì 29 giugno.
Darderi in fase di recupero dopo l’operazione alle tonsille
Al termine del Roland Garros, il 24enne di Villa Gesell si è operato alle tonsille a Buenos Aires per cui non è semplice affrontare uno Slam dopo questo intervento: “É sicuramente una superficie che ormai conosco, so come si gioca, le condizioni. É un’annata particolare perché ho giocato solo due partite sull’erba, quindi è un po’ diverso. Dopo l’operazione alle tonsille è un po’ più dura giocare, ma cerco soltanto di godermela e fare il massimo perché comunque è un po’ che non gioco al 100%. I tanti anni nel circuito e la volontà di cercare sempre di migliorarsi fanno la differenza. Io tre anni fa giocavo solo sulla terra, ma il circuito ti porta a dover migliorare anche sulle altre superfici. Ora le cose sono cambiate, negli ultimi due anni ho fatto grandi passi avanti sul cemento. L’ho dimostrato anche negli Slam perdendo con Alcaraz agli US Open e con Jannik Sinner in Australia”.
Il rapporto con il fratello Vito e il giudizio su Cobolli
Nel resto del media day, l’azzurro parla del fratello Vito, anche lui tennista, e dell’exploit compiuto da Flavio Cobolli al Roland Garros: “Quando ero piccolo piccolo io ero abbastanza difficile da gestire, con un carattere difficile, tosto, però poi col tempo c’è stato un miglioramento. Ora abbiamo un buon rapporto con mio fratello Vito. Mi dispiace anche un po’ per lui perché mio padre non può stargli tanto dietro. Cercheremo nei prossimi mesi di potere lasciare qualche settimana per mio padre anche a lui, perché mi dispiace un po’ che sta sempre con me. Cobolli? Ci sono i numeri da rispettare per dire chi sono i migliori giocatori del mondo. Chi ha più continuità, chi gioca meglio tornei grandi, piccoli e medi. Penso che Flavio si sia meritato la sua posizione. Ha fatto finale a Parigi, quindi non è poco. Se alla fine arrivi lì è perché i risultati ci sono e non importa in che superficie, dove, come. Ognuno può avere il suo pensiero, però arrivare a quei livelli non è non è una cosa facile”.